IL LAVORO BEN FATTO

Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo.

È un libro? Sì e No.

Sì, è un libro. No, è un progetto immenso.

Libro di Luca e Vincenzo Moretti, figlio e padre. Scritto quindi a quattro mani, due teste e due cuori… e chissà quante sequenze di DNA, perché in esso si celano anche le generazioni precedenti. Di sicuro il padre di Vincenzo, Pasquale Moretti, muratore e operaio elettrico, che per punire il figlio lo fece lavorare con sé. “Pa’, ti ricordi di quando sono stato rimandato in terza e in quarta superiore e per punizione mi hai fatto lavorare con te durante i fine settimana? Di quando a fine giornata mi dicevi “Guagliò, arriciette ‘e fierre”? (NdA – Ragazzo, metti a posto i ferri) Di come ti arrabbiavi se la cardarella e tutti gli attrezzi che avevi usato – pennelli, spatola americana, stecca, ecc. – non erano perfettamente puliti come volevi tu? È uno dei tuoi insegnamenti a cui ripenso più spesso, insieme a quel modo di dire napoletano che non se n’è andato più dalla testa, “sono ‘e fierre ca fanno ‘o masto” (NdA – sono gli attrezzi del mestiere che definiscono l’abilità del maestro). [cit. da: Caro Papa, vengo con questa mia a dirti. Pag. 143].

Più volte, leggendo o ascoltando Vincenzo, mi sono esplose nella testa le immagini di me stessa da bambina, di quando mia nonna Tina mi tirava la lunga coda perché non avevo spolverato per bene i mobili del salotto o le lenzuola del letto non erano tirate e rimboccate perfettamente…non ci dovevano essere pieghe tra le coperte perché un letto fatto male era la fotografia di un lavoro inutile, da rifare. Io mi arrabbiavo e non capivo; come non capivo quando la mamma, mi faceva rifare i lavori, che avevo svolto di fretta e male per correre a giocare, dicendomi “Katia, a fare le cose per bene si risparmia tempo e fatica”. E si, ancora oggi l’incuria mi procura un sottile senso di colpa che mi fa tornare sui miei passi; alcune volte però la vivo come una ribellione, probabilmente contro me stessa… Ma sto divagando.

Dall’educazione, dall’ereditarietà, dall’ambiente, dalle esperienze di Vincenzo, non sono nati solo racconti (“Enakapata”, scritto sempre con Luca, del 2009, “Testa, mani e cuore” del 2013, “Novelle artigiane” del 2018, e tanti altri), è nato un grande progetto di cambiamento!

“Anche se in realtà era successo già con Enakapata, e con Rione Sanità, è con Bella Napoli che divento  pienamente consapevole dell’importanza di raccontare le persone e le comunità attraverso il lavoro”. [cit. da: da Bella Napoli al Manifesto. Pag. 91]. Dalla consapevolezza del lavoro come strumento di realizzazione di sé, all’idea che potrebbe essere un mezzo per cambiare il mondo. Il passo è inevitabile. E le fondamenta stanno nella Legge numero Zero del Lavoro Ben Fatto. “Il lavoro ben fatto non può fare a meno dell’amore per quello che si fa e del piacere di farlo”. [cit. da: le leggi del lavoro ben fatto. Pag. 89]. Le prime tre leggi che seguono parlano di diritti, dignità, riconoscimento sociale, etica, del fare bene in qualunque contesto, del dovere all’impegno di chi lavora.

Torniamo all’importanza del racconto. In un passo del libro ci viene detto che raccontare storie è un mezzo per metabolizzare il passato ed immaginare il futuro. Futuro che non si costruisce da soli perché “nessuno può farcela da solo”. A dimostrazione di ciò, tre narrazioni di team che fa la forza e di cui non vi dirò nulla per non togliervi il gusto della scoperta: La scuola abbandonata e le vie del lavoro, Exodus Cassino, Nuttata e sentimento; esperienze emozionanti che ti fanno riflettere anche di quanto siano fondamentali le relazioni tra le persone per amplificare il successo di un progetto. Nel terzo racconto scoprirete anche com’è nata La Notte del Lavoro Narrato. Raccontare il lavoro per Vincenzo significa raccontare di “quelli che con il loro sapere e il loro fare spostano l’ago della bussola dal riconoscimento sociale della ricchezza al riconoscimento sociale del lavoro, dal valore dei soldi al valore del sapere e del saper fare”. [cit. da: La scuola abbandonata e le vie del lavoro. Pag. 71].

Dai talenti e la passione dei singoli alla capacità di fare sistema, è questo il nodo su cui lavorare per praticare il cambiamento che ci porterà dritti a quel futuro fatto di valori e non di profitto. Perché il profitto è il male? No. Perché il profitto dev’essere una naturale conseguenza, non il motivo da cui parte il processo.

Il nostro paese è già una miniera di anime che si muovono in questa direzione, ma come fare a collegarle concretamente? Qui il punto non ancora realizzato, sul quale resta ancora molto lavoro da svolgere. Vincenzo ipotizza l’utilizzo della blockchain. E qui, lo confesso, io mi fermo, perché non ho le competenze informatiche per capire come funzioni questo strumento. Ho letto qualcosa, facendomi aiutare da papà Google, ma alzo le mani. Vi riporto solo due righe copiate e incollate dal sito www.blockchain4innovation.it “blockchain è da vedere come una piattaforma che consente lo sviluppo e la concretizzazione di una nuova forma di rapporto sociale, che grazie alla partecipazione di tutti è in grado di garantire a tutti la possibilità di verificare, di “controllare”, di disporre di una totale trasparenza sugli atti e sulle decisioni, che vengono registrati in archivi che hanno caratteristica di essere inalterabili, immodificabili e dunque immuni da corruzione”.

Vincenzo è un sociologo con il grande sogno di cambiare il mondo in meglio. Sa benissimo che è un sogno che coinvolge la coscienza di massa, perciò di lunga realizzazione, ma non impossibile. Oggi il “Lavoro ben fatto” è un Manifesto che comprende 52 articoli. Chi sottoscrive il Manifesto, si impegna moralmente a diventare un esempio concreto per gli altri. <per sottoscriverlo basta mandare una mail con il messaggio “io firmo” a partecipa@lavorobenfatto.org>. Lui è d’esempio nel suo lavoro. Ha innescato il processo. La passione, tramandatagli dal padre artigiano, l’ha trasportata nel suo essere e usa i racconti per destare la coscienza collettiva. E Luca? È il suo tramite, chi replicherà con amore il DNA di famiglia. Vincenzo è il creatore, Luca è l’esempio Nr. 1. Il ragazzo che ha scritto il primo e l’ultimo racconto del libro. Colui che è arrivato alla consapevolezza in un momento di grande dolore, chiude le pagine mostrando che tutti i mezzi sono efficaci per divulgare il messaggio. Lui l’ha fatto con la fotografia.

Per me Vincenzo Moretti è un genio, cambierà il mondo perché ha mostrato una via che, per una volta, non è utopica. Lunga ma possibile perché:

  • Art. 11 fare bene le cose è bello.
  • Art. 12 fare bene le cose è giusto.
  • Art. 13 fare bene le cose conviene.

Ora sta a te. Vuoi cambiare veramente il mondo? Inizia da qui, leggi il libro, è una possibilità 😉

Vi lascio con un video di Vincenzo che “mi piace assai” 💛💚💙

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